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5 - PROFESSIONI QUALIFICATE NELLE ATTIVITA´ COMMERCIALI E NEI SERVIZI

Per definire una metodologia scientifica relativa alle occupazioni gravose adatta a fornire indicazioni a supporto dei decisori politici, è indispensabile circostanziare i confini dei termini "professione" e "gravosità" attraverso opportune definizioni. La parola "gravoso" ha un significato ben preciso riferito a qualcosa di "opprimente a causa del suo peso" e di conseguenza "duro da sopportare". A dispetto della chiarezza del termine gravoso, il concetto di gravosità associato a una professione è estremamente complesso da definire, in quanto un’occupazione può essere "opprimente a causa del suo peso" conseguentemente al verificarsi di un insieme di fattori che si combinano tra loro (condizioni di lavoro, incidentalità, aspettative di vita, malattie professionali, etc) o per uno solo di essi, che può avere un peso molto maggiore rispetto agli altri.

La professione, invece, viene definita dall'ILO prendendo in considerazione l’insieme delle attività, svolte da una persona che possieda conoscenze, abilità e competenze appropriate, i cui compiti e doveri principali sono caratterizzati da un alto grado di somiglianza nei contenuti e nella tipologia (in termini organizzativi, tecnici, etc). La professione definita in questo modo e le relative skills rappresentano le basi sulle quali è stata costruita la ISCO (International Standard Classification of Occupation, CP 2011 nella versione italiana). A questo proposito, benché la CP2011 sia uno strumento che consente di descrivere interamente e precipuamente il dominio di riferimento – le professioni – e di standardizzare il linguaggio, è importante sottolineare che l’utilizzo di una tassonomia nello studio delle occupazioni gravose introduce delle specificità di cui tenere conto. Il primo aspetto da tenere presente è l’unità di analisi, ovvero l’unità professionale, che non corrisponde esattamente a “una” professione.

La CP2011 è uno strumento che, nel corso degli anni, è stato ampiamente utilizzato in diversi ambiti (Sistema Informativo sulle Professioni, INPS, INAIL, MINISTERO DEL LAVORO, MIUR, Regioni, Albi professionali) ed è utilizzato per codificare le Comunicazioni Obbligatorie e per indicare gli sbocchi occupazionali dei corsi di laurea. Si tratta di una tassonomia, ovvero di una struttura gerarchica, in cui sono raggruppate le professioni con caratteristiche simili definite tali attraverso una matrice di similarità e dei coefficienti di correlazione. La logica utilizzata per aggregare professioni diverse all'interno di un medesimo raggruppamento si basa sul concetto di skill, visto nella sua duplice dimensione del livello e delle specificità richieste per l'esercizio della professione.

L'Unità Professionale, V livello delle gerarchia, è il livello di massimo dettaglio della Classificazione delle Professioni e rappresenta un ulteriore dettaglio rispetto alla ISCO08, che invece si ferma al IV livello. L’Unità Professionale, che non rappresenta “una professione” ma il massimo livello di aggregazione di un ulteriore insieme di professioni simili (gli esempi), è l’elemento centrale su cui si basa l’Indagine sulle professioni condotta congiuntamente da Istat e Isfol. L’indagine sulle professioni, svolta su un campione di 16000 lavoratori del settore pubblico e privato, rappresenta la versione italiana del modello statunitense O*net e raccoglie informazioni di dettaglio sulle Unità Professionali, con particolare riferimento al contenuto del lavoro svolto e al contesto organizzativo in cui si svolge il lavoro.

Le variabili rilevate dal questionario, molte delle quali misurate sulle due scale di importanza ("quanto è importante per la tua professione questa conoscenza, skill, etc…?") e complessità (a che livello applichi nel tuo lavoro tale conoscenza, skill etc ….), sono:

Le variabili rilevate dal questionario, molte delle quali misurate sulle due scale di importanza ("quanto è importante per la tua professione questa conoscenza, skill, etc…?") e complessità (a che livello applichi nel tuo lavoro tale conoscenza, skill etc ….), sono:

In particolare, le condizioni di lavoro rilevano degli elementi essenziali per poter definire una metodologia utile all’individuazione di Unità Professionali che potenzialmente presentino degli elementi comuni alle professioni gravose.

Le variabili relative alle condizioni di lavoro misurano, in una scala che va da 0 a 100, i seguenti items:

L’approccio metodologico utilizzato per definire con buona approssimazione le unità professionali potenzialmente gravose prevede l’osservazione delle 57 variabili da un punto di vista “tensoriale”. Il campo delle condizioni di lavoro, infatti, può essere considerato un campo tensoriale n- dimensionale su cui possono essere condotte analisi sull’andamento del gradiente e della divergenza, nonché del prodotto e della simmetria, attraverso software specifici (Es. Mathematica). Da quest’analisi risulta ben evidente la convergenza dei tensori verso cluster di UP omogenee che, seppur non dettagliatamente rappresentativi delle occupazioni gravose, forniscono la condizione di partenza per effettuare un’ulteriore analisi, riducendo lo spazio tensoriale a uno spazio vettoriale tridimensionale. Condizione che permette di utilizzare gli stessi strumenti sopra indicati: gradiente, divergenza, simmetria e prodotto vettoriale.

Dall’analisi emerge che le condizioni di lavoro non sono indipendenti tra loro, ma sono legate da una caratteristica comune: si aggregano in terne dipendenti tra loro che rappresentano le coordinate di vettori convergenti (fortemente o debolmente) verso le unità professionali. Il grado di convergenza è definito dal modulo e dal gradiente (velocità). In particolare, è possibile individuare terne primarie e terne secondarie di variabili dipendenti che formano vettori convergenti verso cluster bene definiti di UP. Le terne primarie e le terne secondarie sono il punto di partenza utilizzato per estrarre i “punti” - Unità Professionali - di convergenza dei vettori. Punti che rappresentano le Unità Professionali potenzialmente gravose. È importante sottolineare che la convergenze “forti” e “mediamente forti” rappresentano combinazioni di condizioni di lavoro che contribuiscono a rendere gravoso lo svolgimento dei compiti previsti all’interno di un’Unità Professionale. Un’altra sottolineatura importante riguarda il grado di precisione rispetto alla delimitazione dei cluster: modificando (a volte anche leggermente) le soglie, possono essere escluse o incluse altre UP.

Al fine di consolidare i risultati ottenuti tramite una simile procedura (che contiene evidentemente assunzioni di tipo soggettivo, legate comunque alla scelta delle soglie) è necessario combinare le Unità professionali gravose individuate con i dati provenienti da altre fonti. Per svolgere questo tipo di analisi, ad esempio, si possono utilizzare i dati messi a disposizione dall’INAIL all’interno del Sistema informativo professioni, anch’essi riferiti alle unità professionali, in cui sono riportati gli infortuni e le malattie professionali rappresentati per:

Nel caso degli infortuni, sono disponibili i dati relativi alla sede e alla natura della lesione, mentre per le malattie professionali è disponibile il codice ICD-10 che identifica con precisione la natura della malattia (ambedue informazioni importanti dal punto di vista delle conseguenze oggettive relative alle condizioni di lavoro). Inoltre, è possibile integrare le due banche dati con le informazioni possedute dall’INPS, relativamente ai dati sui pensionamenti (per analizzare anche i flussi in uscita dal mercato del lavoro in funzione delle condizioni di lavoro e dell’età). È evidente che l’integrazione e l’analisi combinata di queste informazioni può rappresentare una base di partenza attraverso cui circoscrivere un insieme di Unità Professionali potenzialmente gravose, che potrebbero non esaurire tutte le casistiche e favorire fraintendimenti. Come evidenziato in precedenza, l’utilizzo dell’Unità Professionale come sinonimo di professione e non come aggregato di professioni espone al rischio di considerare gravose un insieme di occupazioni tra le quali potrebbero esserne contemplate alcune non gravose.